lunedì 10 dicembre 2012

Comunicazione di servizio

Salve,

il corri corri di questi giorni non mi lascia il tempo di fare un post come si deve.

Ci tengo però ad avvertire gli amici che arrivo Domenica 16 dicembre (aeroporto di Bologna) e riparto per la Bahia mercoledì 16 gennaio.

Mi accompagnerà in questo viaggio Claudia, la Coordinatrice pedagogica del Progetto Beija-flor in qualità di testimonial del progetto stesso.

Accettiamo inviti per presentare il progetto. Per ora di fissato c'è un incontro all'Isolotto, uno a Santo Stefano in Pane e una Messa a San Piero. In ponte, ma ancora da definire, qualcosa con il Progetto Agata Smerada. C'è ancora spazio.

Ho una nostagia che non sto nemmeno a dirvi.

Un abbraccio.

Fate i bravi. Luca

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mercoledì 22 agosto 2012

Fiorentini, pop corn e viaggio rimandato

Salve,

Andrea, Chiara, Alessio, Nazzareno, Rebecca1 e Rebecca2 sono appena ripartiti per Firenze. Erano il gruppetto che quest'anno il Centro Missionario ci ha mandato per far loro conoscere la Bahia. Hanno fatto una full immersion piuttosto impegnativa che immagino dovranno smaltire a casa. Eccoli nella sede del Movimento della Popolazione di Strada.



Sabato scorso il Beija-flor ha fatto il suo primo timido tentativo di iniziative di autofinanziamento col Festival de Pipoca (Festival del Pop Corn), ingresso 2 Reais.

C'era pop corn, naturalmente, un paio di pagliacci per l'animazione



il mitico pula-pula (lett. salta-salta, il tappeto elastico) che ha catalizzato le brame dei piccoli (e non solo).


E ora veniamo al personale. Qui a Salvador Pe. Miguel, il prete belga responsabile per le attività legate a Agata Smeralda, è dovuto rientrare precipitosamente in Belgio per iniziare una chemioterapia. Prima di partire mi ha chiamato per chiedermi di accompagnare l'equipe in sua assenza, e io ho accettato.

Ho poi parlato anche con Mauro Barsi (il fondatore e presidente di Agata Smeralda) che ha confermato la richiesta sostenendo che tutti là dentro mi hanno in simpatia. Domani avrò un incontro "ufficiale" con l'equipe, immagino per vedere come lavorare insieme in questo periodo.

La prima conseguenza è stato il mio rimandare il viaggio in Italia in settembre: non me la sento di andare via in questa situazione. Ancora non so bene quando potrò venire, probabilmente in dicembre, quando qui iniziano le vacanze estive.

Non posso negare che la cosa mi pesi, ormai ci avevo fatto la bocca. Oltre tutto avevo fissato di viaggiare insieme a Claudice (uno dei sue pagliacci nella foto sopra) una parrocchiana che per i suoi 50 anni si è voluta togliere lo sfizio di un viaggio in Italia. Viaggerà da sola e sarà la mia mamma, della quale è diventata amica, che avrà cura di lei.

Il lato positivo è che forse farò un Natale con i miei, cosa che mi manca da 5 anni. Comunque appena avrò le date le diffonderò.

Nel frattempo pregate per Pe. Miguel e, se avanza tempo, un pochino anche per me che mi trovo in questa situazione decisamente impreparato.

Un abbraccio.

Fate i bravi. Luca

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giovedì 21 giugno 2012

Viva São João!

Salve

scusate il ritardo, ma questo Colibrì mi "suga" le energie e le attenzioni.

Ieri, secondo tradizione, si è concluso il primo "semestre" del Beija-flor con la festina di São João, prima delle due settimane di ferie invernali (più o meno come le feste natalizie italiane. Senza neve però).

Abbiamo fatto alcune foto che secondo me vale la pena di condividere.















Sono molto contento di come si sta sviluppando il progetto: Francisca e Cláudia (rispettivamente direttrice e coordinatrice pedagogica) non si conoscevano. Sapevo di potermi aspettare da loro attenzione ai bambini, entusiasmo e dedicazione. Mi ha piacevolmente sorpreso l'intesa e l'unione che le due (pur profondamente diverse - o forse proprio per questo) hanno maturato immediatamente. Per me sono il vero punto di forza del progetto.

Accanto a loro sta crescendo un'equipe alla quale piace lavorare nel progetto e che si sta integrando con piacere. Ieri dopo la festina dei bambini siamo rimasti a farci un churrasco (carne alla brace) e qualche birra (su questo io da queste parti sono un dilettante!). Il clima era ottimo e i commenti a ruota libera tutti positivi. Questo non può che riflettersi in positivo in ciò che offriamo ai bambini.



Paradossalmente la parte che ci ha dato più problemi è stata la scelta delle insegnanti. Ne abbiamo già cambiate due su quattro e ancora ci sono elementi di insoddisfazione. Ma sapendo bene cosa vogliamo alla fine non ho dubbi che riusciremo a ottenerlo.

Stasera riunione della direttoria (consiglio). Presi uno per uno sono persone generose e disinteressate. Purtroppo i modelli che abbiamo sott'occhio non ci aiutano a costruire un o stile di lavoro comunitario e partecipativo. C'è bisogno di lavorare abbastanza su di noi per comprendere e interiorizzare questo stile. Possiamo farcela e i segnali sono incoraggianti. Sono però cosciente che è la parte più delicata del progetto.

La partita IVA (CNPJ da queste parti) continua a non uscire creandoci vari problemi: non possiamo mettere in regola i dipendenti, non possiamo chiedere una linea telefonica fissa, non possiamo aprire un conto in banca, tutte cose delle quali abbiamo estremo bisogno. Dovrebbe uscire da un momento all'altro, ma ancora non c'è.

Da li possiamo iniziare tutto il processo per regolarizzare i documenti di funzionamento del progetto, le autorizzazioni e le iscrizioni presso gli organi pubblici che dovrebbero, nell'arco di un paio di anni, portarci una parte dei soldi dei quali abbiamo bisogno per sopravvivere e che per ora ci vengono dalla generosità e solidarietà degli amici (italiani).

Ma ci sforziamo di guardare avanti per essere pronti appena le condizioni ci permetteranno di agire: l'altro giorno abbiamo ricevuto la visita di una funzionaria del SESI, una struttura della Confindustria locale, con la quale abbiamo cominciato a valutare le possibili forme di appoggio che potremmo ricevere dal SESI e/o da ditte impegnate nella responsabilità sociale. Lei ha una storia di impegno sociale che ci incoraggia.

Basta, non posso pretendere di raccontare tutto in un post. Oltre al ritardo scusate pure la lunghezza.

A chi poi vuole notizie di prima mano consiglio di fare la posta a Paolo che è appena arrivato in Italia e ci rimarrà un mese. Io invece verrò in settembre.

Un abbraccio affettuoso.

Fate i bravi. Luca

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giovedì 1 marzo 2012

Presentazione del Progetto Beija-flor

Salve.

Ho da poco finito di preparare una presentazione del Progetto Beija-flor per una Parrocchia del Veneto legata all'Istituto Secolare Volontarie della Carità al quale appartiene anche Francisca.

Mi sembra venuto abbastanza bene, così l'ho usato, tranne gli ultimi punti, per presentare il progetto alla nuova equipe appena assunta.

Mi sembra carino condividerlo sul sito, anche se magari in questo contesto è un po' un mattone.
Lunedì arriveranno i bambini e i racconti saranno più concreti e colorati.
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L’ambiente in cui nasce
Il Brasile, fortunatamente e finalmente, sta decollando. Purtroppo questo grande paese si porta però dietro una storia di disuguaglianze che le politiche degli ultimi anni, pur importanti, hanno solo scalfito.
Così i bambini che nascono e crescono nelle periferie, figli di povera gente senza lavoro regolare e senza istruzione, sono ancora pesantemente svantaggiati nei confronti dei coetanei più benestanti che vivono nei quartieri cosiddetti “nobili”.

Le scuole dei primi sono di qualità inadeguata, quando quelle dei secondi sono buone anche secondo gli standard del cosiddetto primo mondo. Le famiglie dei secondi sono in grado di seguirli e accompagnarli negli studi fornendo un ambiente stimolante per l’apprendimento, mentre i primi sono lasciati a se stessi, il più delle volte con la strada, con tutte le sue insidie, come unico posto dove crescere.

Più grave ancora: la società passa ai figli benestanti la certezza che un domani saranno qualcuno, mentre i favelados si convincono di non avere prospettive e speranze per il futuro. La diffusione della droga e delle gravidanze adolescenziali sono due delle conseguenze della poca considerazione di se che i ragazzi finiscono per introiettare.

La realtà della nostra periferia (quartieri di Massaranduba, Uruguai e Jardim Cruzeiro nella città di Salvador Bahia) non fugge da questa situazione e piange il cuore vedere il treno dello sviluppo passare e i nostri ragazzi rimanere appiedati perché non riescono a salire il primo gradino (anche solo imparare a leggere).

In questo contesto la strada per l’affermazione sociale finisce per diventare, agli occhi dei ragazzi ma non solo, la carriera di trafficante di droga e per le ragazze essere la donna del trafficante.

Senza contare che nella nostra area di attuazione circa un ragazzo su 5, secondo i dati dell’ultimo censimento del 2010, vive in zone considerate “subnormali” per condizioni di abitazione. Del resto questa area è nata come agglomerato di palafitte nelle quali vivevano migliaia di persone e che sono state progressivamente atterrate prima con la spazzatura delle zone “bene” della città e poi con terra. E ancora ne sopravvivono alcune.

Dopo aver tentato varie strade per fare qualcosa per i nostri ragazzi, finalmente un gruppo di parrocchiani accompagnati dai preti di Massaranduba hanno costituito un’associazione per realizzare un progetto che possa rappresentare un aiuto concreto, pur se limitato, da offrire ai nostri ragazzi e alle loro famiglie.

Il nome
Abbiamo deciso di chiamare l’associazione e il progetto col nome di Colibrí (Beija-flor da Massaranduba) perché da queste parti è piuttosto diffusa una storiellina:
“Un giorno scoppiò un grande incendio nella foresta e tutti gli animali fuggivano cercando di salvarsi la pelle. Il leone a un certo punto si fermò vedendo un colibrì che andava verso il fiume, prendeva una goccia d’acqua, la gettava sulle fiamme e tornava verso il fiume. Il leone chiese al colibrì: – Colibrì, pensi di spengere da solo tutte queste fiamme? Rispose il colibrì: – So di non poterlo fare da solo: sto solo facendo la mia parte!”.
L’idea di fare la nostra parte nella società e che ciascuno faccia la sua parte nell’associazione ci è piaciuta, così il nome era trovato.

Il racconto legato a questo nome – che in portoghese suona molto più poetico: “bacia-fiore” – esprime bene anche la scommessa di voler costruire una gestione che sia veramente partecipativa e comunitaria. Se ci riusciremo – e ne abbiamo le possibilità – in breve tempo la nostra associazione sarà un modello per le altre.

Il progetto
Il progetto è allo stesso tempo semplice e – credo – innovativo. Abbiamo deciso di mettere al centro le esigenze dei ragazzi e di strutturarci per accompagnarli, in modo continuato e differenziato, dall’età più tenera (2 anni) alla maturità (18 anni, e poi chissà). Il progetto si articola in 3 momenti.

Asilo
Accogliamo fino a 95 bambini dai 2 ai 5 anni a tempo pieno fornendo loro una formazione di qualità fin dai primi anni e un’alimentazione completa e equilibrata (indicata da una dietologa) necessaria allo sviluppo fisico.

È nell’ultimo anno dell’asilo che i bambini imparano a leggere in modo da non dover dipendere in questo dalla scuola, che da per scontata questa abilità e non si struttura per insegnarla.

Sembra banale, ma imparare a leggere è la condizione preliminare di qualsiasi sviluppo formativo, e a molti dei nostri ragazzi è di fatto negato.

Doposcuola
Abbiamo scelto di non fare una scuola vera e propria, ma di concentrare le forze in un doposcuola dove i ragazzi possano approfondire e consolidare gli insegnamenti scolastici e insieme essere aiutati a scoprire e sviluppare i propri talenti, fortificando l’autostima e la fiducia nel futuro.

Questo si rende necessario a causa della debolezza della scuola, ma anche e soprattutto delle famiglie, che in molti casi (quelli a cui puntiamo) non sono in grado di accompagnarli e motivarli negli studi vuoi per mancanza di basi, vuoi per sfiducia nel futuro, vuoi per mancanza di tempo: la maggior parte dei ragazzi di qui può contare in pratica solo sulla madre che però deve anche lavorare, spesso tutto il giorno.

Una grande sfida è anche quella di offrire loro modelli di riferimento diversi da quelli che trovano in famiglia e per la strada.

Incontri per giovani
Man mano che i ragazzi cresceranno organizzeremo momenti di incontro e formazione umana e professionale (questi ultimi magari in collaborazione con altre entità) che aiutino i giovani a trovare la propria strada e gli strumenti per costruirsi il proprio futuro.

Alcuni obiettivi pedagogici
Con i nostri ragazzi è essenziale smontare i messaggi negativi che ricevono dall’ambiente e sostituirli con messaggi di fiducia e di speranza.

Per loro è difficile vedere come un valore la propria afrodiscendenza, perché una società ancora razzista impone come modello di successo la pelle bianca, i capelli biondi e morbidi e gli occhi azzurri.

È difficile vivere con orgoglio il proprio quartiere, considerato un ricettacolo di delinquenti.

È difficile credere nel proprio successo quando la società continuamente ti ripete in varie forme che non vali niente e non varrai mai niente.

Dobbiamo con pazienza e determinazione, con i gesti e i comportamenti prima che con le parole, mostrare che tutto questo non è vero e che anche loro possono aspirare a diventare protagonisti della propria vita e della vita del loro paese.

Credo che in questo caso possa essere appropriato parlare di “annunciar loro una buona notizia”.

I pilastri
I pilastri sui quali vogliamo costruire il nostro progetto e la nostra credibilità sono:

Qualità del lavoro
Il nostro obiettivo è quello di offrire ai ragazzi quanto di meglio possibile, sia come relazioni, che come qualità della formazione, che infine nell’alimentazione e nel rapporto con le famiglie.

Abbiamo obiettivi ambiziosi per la formazione dei membri del Consiglio, dell’equipe educativa e dell’amministrazione, programmi seri per la didattica e per il rapporto con le famiglie e la comunità.

Gestione partecipativa e comunitaria
Se vogliamo che il lavoro dia i risultati migliori bisogna che tutti gli attori partecipino della responsabilità della gestione e che a ciascuno siano riconosciute responsabilità specifiche. Questo mix di responsabilità personale e spirito comunitario, se ben condotto, può dare risultati inimmaginabili.

Totale trasparenza
Crediamo nell’importanza della trasparenza prima di tutto come strumento di gestione e poi come esigenza per conquistare credibilità con i nostri finanziatori.

Organizzeremo una contabilità secondo gli standard corretti e ci faremo periodicamente certificare i conti da società esterne.

Coinvolgimento della comunità
È una dimensione essenziale del nostro lavoro: crediamo nella sua importanza e in ogni caso ne abbiamo bisogno per dare forza e credibilità al progetto sia nel rapporto con le autorità che con finanziatori.

Comunicazione
Vogliamo lavorare nei due ambiti della comunicazione.

Interna in modo che le relazioni, e di conseguenza la qualità del lavoro, ne beneficino.

Esterna per divulgare le nostre attività e fare in modo che sempre più persone ne vengano a conoscenza e possano accompagnare il nostro lavoro.

L’equipe
Con la selezione dell’equipe siamo partiti col piede giusto. In piena sintonia con “Conexão vida” un programma finanziato da Agata Smeralda – una ONLUS fiorentina attiva da oltre 20 anni – ben strutturato e che fornisce accompagnamento e consulenza a molti progetti, abbiamo individuato in Francisca (per felice coincidenza appartenente all’Istituto Secolare Volontarie della Carità) e Cláudia, rispettivamente la responsabile operativa e la coordinatrice pedagogica del progetto.

Quest’ultime, sempre con il supporto di Conexão vida, hanno poi selezionato il resto del personale, che sembra promettere bene, almeno a giudicare dalle persone che già conosco.

Inizio dell’attività
Oggi è stata perfezionata la selezione del personale attribuendo i ruoli a ciascuno.

Dopodomani inizierà la “jornada pedagógica”, ovvero la preparazione dell’anno da parte dell’equipe sia sotto l’aspetto della programmazione che nella sistemazione degli spazi.

Il 7 di marzo aprirà l’asilo, mentre l’inizio del doposcuola è previsto per fine marzo. Per iniziare gli incontri per i giovani aspettiamo che i ragazzi crescano: abbiamo il nostro daffare anche così.

Situazione finanziaria
Naturalmente iniziando adesso abbiamo un grande bisogno di aiuto. I locali che la parrocchia ha messo a disposizione hanno dovuto essere adattati con una spesa consistente (al momento si parla di circa 50.000 reais, al cambio di 2,25 circa 22.200 euro) e stiamo comprando le attrezzature necessarie che ne richiederanno più o meno altrettanti.

Prevediamo spese nell’ordine dei 300.000 reais (intorno ai 133.350 euro) tra salari, alimentazione e materiali di consumo.

Finora abbiamo sostenuto le spese con l’aiuto di Agata Smeralda e degli amici italiani che ci hanno sostenuto e contiamo col loro aiuto per il futuro. Fin da subito inizieremo a lavorare per mobilitare la comunità in sostegno del progetto, sapendo che il risultato, pur non determinante in valore assoluto, diventa importantissimo come segno di coinvolgimento e adesione al progetto.

Contiamo di sopravvivere quest’anno in parte con le donazioni di amici, in parte con le adozioni a distanza di Agata Smeralda e con ulteriori aiuti di quest’ultima, in piccola parte con l’aiuto della comunità.

A partire dal prossimo anno, o forse tra due, cominceremo ad avere qualche finanziamento pubblico, almeno ci contiamo.

Naturalmente chiediamo un aiuto a chiunque ce lo possa dare. Non pretendiamo che uno solo si faccia carico di tutto: ma se chi può contribuisce con la sua goccia, per restare alla storiella del beija-flor, ce la possiamo fare.

Offriamo in cambio la soddisfazione di contribuire a un lavoro di qualità per i bambini e i ragazzi di qui, aggiornamenti periodici e una totale trasparenza sui bilanci. Naturalmente siamo disponibili ad ospitare chiunque voglia conoscere il progetto direttamente: anche questo per noi è trasparenza.
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Scusandomi per il mattone, vi saluto con affetto.

Fate i bravi. Luca

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martedì 27 dicembre 2011

Un colibrì che comincia a volare

Salve,


“Molto tempo fa una foresta piena di alberi, uccelli e fiori cominciò a prendere fuoco. Gli animali correvano per salvare la pelle. Fu in qul momento che il leone si fermò vedendo che un colibrì prendeva acqua dal fiume, la buttava sul fuoco e tornava verso il fiume. - Ah, colibrì! Pensi di riuscire da solo a spengere questa fiamma immensa? Disse il leone. - E il colibrì rispose: - So che non posso spengere questo fuoco da solo, sto solo facendo la mia parte”.  Betinho

Questa storiellina ha ispirato il nome del nuovo progetto che vi avevo preannunciato e nel quale mi sto “empolgando” come si dice da queste parti. E non da solo: c’è un bel gruppetto di bella gente anch’esso “empolgado”.
Il nome sarà “Beija-flor da Maçaranduba” (Colibrì di Maçaranduba).


Il nostro progetto è sempre lo stesso: accogliere a due anni i bambini le cui famiglie hanno più difficoltà e accompagnarli tendenzialmente fino alla maggiore età, inizialmente con l’asilo, poi con un doposcuola e infine con corsi e incontri di formazione umana e di professionalizzazione.

Inizieremo con l’asilo e il doposcuola, quest'ultimo già fatto dalla parrocchia come progetto-pilota, e ogni anno continueremo ad accompagnare i bambini che escono dall’asilo, oltre a continuare a seguire gli "antichi".

La parrocchia metterà inizialmente a disposizione il centro pastorale, che stiamo adattando, e ci metteremo da subito in cerca di una sede più ampia per lavorare meglio e avere lo spazio per accogliere ogni anno un nuovo gruppo.


Con i ragazzi vogliamo lavorare molto sulla formazione, sull’autostima e sulle capacità di espressione e relazione per metterli in grado di riuscire nella vita, nonostante la partenza svantaggiata per chi nasce in favela.

Nascendo ora, il progetto non può ancora contare su finanziamenti stabili. Io e Paolo ci daremo da fare per rompere le scatole ad amici e parenti perché ci aiutino in questo momento iniziale. Preparatevi. Tra l'altro l'idea di spostare su questo progetto i soldi già raccolti non si è concretizzata perché la quasi totalità dei dipendenti della "Frutos de mães" con la nostra uscita si è licenziato e abbiamo pensato fosse giusto trovare un accordo pagando le indennizzazioni previste, col risultato che i soldi sono evaporati. E vabbè.

Devo però riconoscere con piacere che un po’ di base, grazie ad Agata Smeralda, in realtà l’abbiamo. Conto in ulteriori aiuti da parte loro, anche se vorrei davvero chieder loro il minimo indispensabile, perché so bene che il “trattamento privilegiato” che mi riservano, anche solo come concittadino, di fatto finisce per assorbire finanziamenti che potrebbero andare ad altre situazioni con lo stesso bisogno, o magari maggiore. Non credo si possa guardare solo al proprio orto.

In questo periodo ripeto sempre al gruppo col quale lavoro che il progetto può nascere con la credibilità che io e Paolo abbiamo costruito presso amici e istituzioni negli anni italiani, ma può sopravvivere solo con la credibilità che lo stesso progetto si costruirà qui in questa realtà.

Per rendere autonomo il prima possibile il progetto puntiamo su 5 “gambe”
  1. Un progetto di cui ci sia davvero bisogno, e in questo mi pare che ci siamo, anche se va ben motivato.
  2. Una qualità di lavoro eccellente. Decisivo su questo sarà la scelta del personale, ma io conto molto su Francisca che, dopo un lungo corteggiamento da parte mia, ha accettato di assumere la direzione e su Cláudia, la coordinatrice pedagogica che ha dato prova di coinvolgimento nel progetto.
  3. Una rendicontazione “paranoica”. L’idea è di lavorare il più possibile attraverso la banca perché le operazioni siano del tutto trasparenti. Una contabilità trasparente e ben strutturata e un’amministrazione in regola con tutte le normative, iniziando da quelle sul lavoro.
  4. Il coinvolgimento della comunità nel progetto sia nella valutazione e nelle proposte di miglioramento, che nel finanziamento.
  5. Una buona divulgazione.

Ognuno di questi punti va sviluppato e concretizzato. Se ci riusciremo sono convinto che il progetto non solo riuscirà a sopravvivere, ma sarà un esempio per gli altri. Siamo presuntuosi, e vogliamo esserlo.

Naturalmente (vedi punto 5) vi terrò al corrente dell’evoluzione e dei bisogni. Voi intanto cominciate a pensare a cosa potete fare per darci una mano. Ci conto. Intanto stiamo preparando un preventivo dettagliato che divulgherò appena pronto.

Nel frattempo... Fate i bravi.

Luca

P.S. Qui è cominciata la stagione delle feste e noi invece a lavorare sul progetto! Ma insomma qualcheccosina vedremo comunque di farcela scappare...

P.P.S. Buon Anno!

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giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale

Salve,

Ho trovato in rete un video delizioso sulla nascita di Gesù. Lo so, è in portoghese, anche con una forte "calata" che lo rende più difficile da capire, ma resta delizioso.


Un buon Natale a tutti. Presto altre notizie.

Fate i bravi. Luca

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martedì 22 novembre 2011

Post mattone (gli eventi mi costringono)

Salve,

dal mio ritorno sono precipitate un sacco di cose all'asilo. Negli ultimi tempi il tasso di conflittualità si era fatto più forte, ma poi, guardando bene, in tutti i conflitti era coinvolta sempre la stessa persona, Dora, figlia di Tia Mira e presidente dell'asilo.

Alla fine, dopo molte volte che ho cercato di stemperare come nel mio stile, ho preso una posizione ferma. Mi stavo convincendo che la radice dei conflitti fosse il desiderio di lei di assumere il controllo dell'asilo da sola, cosa che andava contro non solo tutti i patti iniziali, ma soprattutto con le esigenze di una gestione corretta e efficace. In una lettera ho indicato con chiarezza la necessità di dare un'accellerata al processo di creazione di una gestione comunitaria e ho indicato nella sostituzione di Dora alla guida operativa (non nella presidenza, le due cose per statuto e per legislazione tra l'altro sono incompatibili) uno dei punti chiave del cambiamento, insieme a un nuovo stile di gestione e una maggiore autonomia degli impiegati. Ho concluso la lettera minacciando di disimpegnarmi dall'asilo se non si fosse arrivati al consenso sui punti indicati.

La lettera ha scatenato lo psicodramma. Reazioni deliranti (in senso clinico) e totale chiusura al dialogo da parte sua. Le ho successivamente scritto una lettera con toni diversi invitandola a riflettere sulla impossibilità di gestire un'asilo come lei vorrebbe fare, ma senza risultato.

Quindi, insieme agli altri membri della direttoria abbiamo deciso, con profonda amarezza, di uscire dall'Associazione "Frutos de Mães". Rimarremo fino alla fine dell'anno per garantire gli stipendi degli impiegati e poi ce ne andremo.

Ho passato una ventina di giorni in apatia, come conseguenza della delusione, al punto che mia madre aveva iniziato a preoccuparsi, nonostante le mie rassicurazione che presto sarebbe passato.

Di una cosa sono però contento: il gruppo dei direttori usciti con me, e come me amareggiati, non si è lasciato vincere dalla delusione, anzi proprio Leda, una grande donna, ha proposto che continuassimo l'esperienza dell'asilo per conto nostro, proposta accolta con entusiasmo dagli altri.

Stamani ci siamo riuniti, abbiamo analizzato di nuovo la situazione e ci siamo buttati. Tenteremo una corsa contro il tempo per poter aprire un asilo provvisoriamente nei locali parrocchiali fin da febbraio, in modo di garantire ai bambini ai quali ormai ci siamo affezionati un accompagnamento di livello come siamo stati in grado di dare in questi due anni e come la "Frutos de Mães" non sarà più in grado di dare (spero di sbagliarmi, ma non ci conto: sono già allo sbando; è addirittura sparita di la una mia macchina fotografica che avevo prestato, segnale pessimo).

Sara, un'altra figlia che lavora li, ha scritto alle famiglie dei bambini una bella lettera aperta in nostra difesa dopo che Dora aveva fatto una campagna contro di noi con le famiglie accusandoci di volerci impossessare dell'asilo della madre.

In questa situazione mi sembra ovvio che i soldi che alcuni di voi mi hanno affidato non saranno più impiegati per quell'asilo, ma li riverserò integralmente nel nuovo progetto che sta nascendo, salvo gli stipendi ancora da pagare. Se però qualcuno volesse destinare lo stesso la sua offerta alla "Frutos de Mães" deve solo farsi vivo con me in qualsiasi modo e la sua volontà sarà rispettata.

Per l'inizio della prossima settimana costituiremo l'associazione, abbiamo identificato le figure chiave, presto prenderemo contatto con Conexão Vida (il referente brasiliano di Agata Smeralda, quest'ultima già informata della nuova situazione) per formalizzare la relazione con la nuova entità e avanti.

L'asilo sarà il primo momento di un progetto di accompagnamento fino alla maggiore età che sono sicuro potrà fare la differenza nella vita di quei bambini.

Scusate, oggi niente foto, né barzellette, ne storielline leggere: non è aria. Spero però traspaia la determinazione e la voglia di buttarsi alle spalle tutto questo per continuare il nostro lavoro con i bambini e gli adolescenti che ne hanno tutti i diritti e che, anche questo incentiva, sono molto gratificanti nel loro affetto.

Seguiranno aggiornamenti.

Tanto per non essere proprio totalmente monotematici, ricordo che domenica torna Paolo. Sono curioso di sapere come è andata la vacanza italiana. Se l'emozione tutte le volte che torno in Italia è grande, la prima volta fu quasi esagerata. Immagino che nella pausa estiva (eh già, qui andiamo verso le vacanze estive) inizieremo a diversificare un po' gli ambiti di lavoro. Ormai si può tranquillamente fare.

Un abbraccio.

Fate i bravi. Luca

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lunedì 10 ottobre 2011

Gita asilo e aggiornamenti

Salve.
Rientro dopo una parentesi italiana anomala. Ero abituato a ritmi frenetici di incontri invece quest'anno, complice la dispersione dell'Agosto, le occasioni di incontro si sono molto rarefatte e ho poltrito parecchio di più. Comunque ora sono di nuovo qui.

Ieri ho accompagnato alcune professoresse a portare i bambini ad un evento organizzato da "Mais social", se ho capito bene il braccio filantropico del Municipio (che qui si chiama Prefettura).
Sembra che sia indispensabile partecipare a questi eventi per non perdere gli aiuti, e quindi ci siamo andati.
Prendendo a prestito il vocabolario di Caterina (cara amica e grande psicologa) l'evento è stato un delirio. In uno spazio tipo Area Feste di San Piero o il prato dell'anfiteatro delle Cascine ci siamo ammassati qualche decina di asili senza nessun tipo di programma.
Un autobus dei trasporti pubblici ci ha prelevato con un'oretta di ritardo e ci ha scaricati al Parque da Cidade.


Venditori da tutte le parti, una banda (graziosa), tre o quattro "pula-pula" (lett. salta-salta= tappeti elastici), la merenda offerta (compendio di tutto ciò che i nutrizionisti dicono di evitare) e la donazione di alcuni giochi che distribuiremo all'asilo.



A dire il vero il posto sarebbe anche bello (mi dicono che durante l'estate il Comune organizza concerti gratuiti di domenica), ma l'evento, ribadisco, è stato un delirio. Molto meglio venirci per conto nostro.
Poi, se Dio vuole, è arrivato il momento del ritorno. Con lo stesso ritardo dell'andata siamo rientrati alla base.
Purtroppo l'asilo sta passando un momento molto difficile a causa di conflitti interni. Entro la fine dell'anno bisogna per forza introdurre qualche cambiamento. Qualche idea ce l'ho. Vediamo se va in porto.

Cambiando argomento Edvânia mi ha dato buone notizie riguardo alla "Igienização" (vedi il post precedente). C'è stato un incontro del Movimento do Povo da Rua con il comandante della Polícia Militar su sollecitazione di "alte sfere" e le angherie sembrano essere cessate. Mentre invece una delle maggiori ditte di costruzioni, la Odebrecht, ha assunto, usufruendo dei benefici di legge per l'inclusione delle persone disagiate, diversi barboni che stavano facendo un percorso di uscita dalla strada per lavorare nei cantieri del nuovo stadio. Ne ho incontrato uno: era raggiante. Forse l'era Lula non è passata invano. Anch'io sono sollevato.

Durante il viaggio italiano ho ritrovato nel mio fascicolo al Centro Missionario la lettera che a suo tempo mandai al vescovo nell'ormai lontano 2007 per chiedere di venire in missione. Mi sembra fatta benino e soprattutto dice cose ancora vere, così ho deciso di metterla nel blog. Chi è interessato può vederla cliccando in alto "Lettera di richiesta" più semplicemente seguendo questo link.

Un'ultima cosa: come già ho postato su Facebook i miei genitori stanno organizzando un pranzo per raccogliere fondi per le attività della missione (in pratica l'asilo).
Si terrà domenica 16 ottobre alle 13 a Barberino di Mugello, via Dante, nei locali "Nuova Evangelizzazione".
Il costo è di 20 euro e per evidenti ragioni organizzative bisogna prenotarsi entro mercoledì 12 ottobre.
Mi scoccia mettere il loro telefono privato sul blog, quindi chi già ce l'ha può confermare direttamente con loro, gli altri possono scrivere a me come commento qui sotto, come email o come messaggio su Facebook e provvederò a passare la comunicazione.

Dopo questo deprecabile uso privatistico del blog vi saluto. Un abbraccio.

Fate i bravi. Luca

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lunedì 25 luglio 2011

Higienização

Salve gente,

torno ora da un incontro tra personale della "Defensoria pública" e il movimento dei "Moradores de Rua" (i/le barboni/e che si stanno costituendo in associazione!). La sede è un salone con annessi all'estremo margine del complesso della chiesa più importante di Salvador: São Francisco, nel Pelourinho, che i francescani hanno ceduto (il salone, naturalmente).


L'anima del movimento è Lúcia, ex barbona, ex alcoolista e non so che altro. La sua storia passa per l'esperienza della chiesa della Trindade, della quale ho già accennato in questo post dell'anno scorso.


Edvânia (sempre lei) ieri era in parrocchia a tenere un ritiro e, visto che ho rotto le scatole tutto il tempo scattando foto, mi ha chiesto se potevo partecipare all'incontro per documentarlo con le immagini.


Per farla breve succede che tra i preparativi alla Coppa del mondo del 2014 prevista in Brasile c'è anche l'"igienizzazione" degli spazi cittadini. E non si tratta, come uno si potrebbe immaginare, di togliere i monti di spazzatura sparsi in varie zone della città, bensì di ripulire le strade dei quartieri a vocazione turistica delle presenze indesiderabili, primi fra tutti i Moradores de Rua.

C'è quindi un ordine di scuderia tra vigilantes privati, "giustizieri" e polizia di vessare in qualsiasi modo queste persone: pestaggi, deportazioni forzate a centinaia o migliaia di chilometri e ogni tanto - così, per mettere ben in chiaro le cose - qualche strage. E sono solo alcuni esempi.


C'è molta paura, ma anche voglia di reagire a questa situazione: molte persone si sono esposte personalmente per denunciare episodi, e non è una scelta facile in una situazione di estrema vulnerabilità come la loro: il rischio di rappresaglie è concreto e probabile.


Da parte mia sono molto preoccupato: gli interessi che muovono l'"igienizzazione" sono molto grandi e temo che le autorità ne siano in qualche modo succubi. Tra la gente i barboni non godono di buona fama e quindi le uniche realtà dalle quali è possibile aspettarsi un appoggio sono le associazioni, i movimenti sociali e qualche chiesa. Domani dovrebbe esserci l'incontro tra i responsabili del movimento e il nuovo vescovo di qui: sapremo presto se tra queste ci sarà anche la mia.

Bene, mi scuso se ho mandato il boccone di traverso a qualcuno, ma avevo bisogno di raccontarlo.

A presto. Beijo.

Fate i bravi. Luca

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giovedì 14 luglio 2011

Pellegrinaggio dietro l'alluvione (e viaggio in Italia)

Salve gente.

Ho trovato un gruppo di gente più strampalata di me, e ce ne vuole. Naturalmente mi ci sono trovato parecchio bene.

Prendiamola larga. La mia amica Edvânia (quella della Comunità Marta e Maria che accoglie principalmente donne che vivono in strada) mi aveva parlato alcune volte delle "peregrinazioni" che faceva in inverno (di qui) con un gruppo di altri pellegrini, attirando la mia attenzione. Finché un giorno le ho chiesto se era possibile partecipare. Lei ne ha parlato al gruppo e sono stato accolto nel serraglio.

Quando il 1º sono partito sapevo più o meno che sarei andato con Edvânia, che sarebbe durato una settimana (più i viaggi), che avremmo visitato i paesi e le città maggiormente colpite dalle inondazioni dello scorso anno (ma anche di pochi mesi fa), che ci saremmo spostati a piedi (escluse le 15-18 ore di autobus per arrivare e ripartire) e che durante tutto il pellegrinaggio avremmo vissuto rigorosamente con ciò che la gente ci avrebbe offerto sia per quanto riguarda il cibo che il riparo.

Mi sono riattrezzato (zaino e scarpe da trekking erano rimaste in Italia) e siamo partiti. Al punto di raduno ho scoperto che oltre ad essere l'unico straniero ero anche quasi l'unico con uno zaino vero, ero quello con lo zaino più pesante e soprattutto l'unico con le scarpe ai piedi. Gli altri o sandali o infradito (non scherzo e i tratti hanno raggiunto i 25-28 km!). Ma non me l'hanno fatto pesare.


A parte un autobus che per un palmo non ha travolto me e Silvia, una signora con la quale conversavo comminando, è stato tutto molto positivo, pur con gli inevitabili disagi (tipo un unico bagno senza sciacquone per tutto il gruppo in una delle soste).

Parte integrante dell'equipaggiamento del gruppo erano due pandeiros (cembali) col quale nelle soste venivano accompagnati canti e balli popolari. Devo dire che non passavamo inosservati. Ecco uno di quei momenti sul ciglio della strada e un gringo che pateticamente cerca di inseguire al pandeiro i ritmi della ben più esperta e capace Cristina. Neanche questa mi hanno fatto pesare: erano davvero accoglienti.


Conoscevo già il valore del camminare, ma la novità è stata unire quest'esperienza all'affidarsi completamente all'accoglienza che avremmo ricevuto e all'attenzione e alla vicinanza a popolazioni provate e che spesso di sentivano dimenticate.

Il gruppo è anche ecumenico: c'erano alcuni Battisti, tra i quali due pastori (marito e moglie). In una comunità il gruppo mi ha chiesto un commento al Vangelo dell'invio dei 72 discepoli. Dopo la mia meditazione mi hanno fatto i complimenti e mi hanno detto che avevo la stoffa del pastore battista. Non so se devo rallegrarmi o preoccuparmi. Nel dubbio opto per la prima.

Qualche altra foto: lo scuolabus di Maraial, così tanto per farsi un'idea di come vanno a scuola i ragazzini di là.



L'incontro con una comunità.



La più poetica è "L'aurora dei pellegrini", scattata a fine pellegrinaggio quando stavamo andando a prendere gli autobus per il ritorno.



Concludo con un paio di notizie: la prima è che mi sono deciso a farmi un account in Facebook, la seconda invece è che dal 5 agosto al 14 settembre sarò sul patrio suolo per "matar a saudade" (lett. "ammazzare la nostalgia"). Spero che l'estate non impedisca gli incontri con le persone care. A presto. Beijo.

Fate i bravi. Luca

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mercoledì 9 marzo 2011

Fioretto quaresimale

Salve

i buoni propositi quaresimali mi portano a interrompere un lunghissimo silenzio che ha preoccupato qualcuno. In realtà vado soggetto a periodiche crisi di rigetto della tastiera; certo che stavolta ho battuto tutti i record.

Di cose - naturalmente - ne sono successe. La più importante è che a novembre è arrivato Paolo, il collega atteso (nella foto è quello a destra, per chi non conosce né lui né Sergio che l'ha accompagnato). Dopo il necessario rodaggio iniziamo ora a dividerci gli "spazi". Da parte mia mi sembra che la cosa funzioni, come era del resto nelle aspettative.



Altra notizia degna di nota è che la Diocesi di Firenze ha donato alla Paróquia Nossa Senhora da Piedade - Maçaranduba la casa parrocchiale. Non solo smettiamo di essere in affitto, ma abbiamo a disposizione due appartamenti, uno dei quali (quello dove attualmente viviamo) diventerà uno spartano ostello per eventuali visitatori ("Vènghino, siori, vènghino..."). Nel nuovo appartamento entreremo tra un paio di mesi, quando gli ex proprietari si trasferiranno definitivamente. Ovvi, ma non per questo meno sinceri, i ringraziamenti alla Diocesi.

Finalmente ci siamo decisi a rifare il pavimento della Matriz (chiesa parrocchiale), non tanto per un fatto di estetica (a me il precedente piaceva anche di più) quanto per compassione nei confronti delle donne che lo puliscono. Era faticosissimo e frustrante. Penso che invece alla gente piacerà: qui ancora nuovo è spesso sinonimo di migliore. È una nazione giovane e i giovani pensano così. Io invece sto invecchiando, ma va bene lo stesso. Abbiamo anche riconfigurato e allargato un po' il presbiterio: ora ci si rigira.



Mercoledì scorso mentre stavo per andare alla Messa ho sentito due spari. Sono uscito di casa e a 20 metri dalla porta ho visto un assebramento di gente e nel mezzo un giovane in una pozza di sangue, decisamente morto. Aveva tutta l'aria di un'esecuzione. Quando siamo rientrati pareva non fosse successo nulla: non c'era più nemmeno la pozza. Ci ho messo un po' per elaborare la cosa (ma forse mi esprimo più chiaramente se dico che per qualche giorno mi sono girati parecchio i coglioni). Meno male che Paolo era uscito prima e non ha assistito. Ancora forse è un po' presto.

Parlando ancora di Paolo, con la scusa di mostrarglielo dato che è nuovo, anche quest'anno mi sono fatto un po' di carnevale. Più come spettatore che come effettivo partecipante, ma tutto sommato preferisco così.

Sul fronte dell'asilo le cose vanno bene, a parte un grave scazzo nella direttoria mentre ero all'incontro dei missionari italiani di gennaio. La cosa sembra se non superata almeno accantonata. Quest'anno si lavorerà anche a questo. La parte positiva è di gran lunga maggiore e ci tengo a dedicarle un po' di spazio per rispetto ai tanti tra i miei pochi lettori che hanno voluto aiutarlo.

  • Abbiamo chiuso l'anno 2010 sostanzialmente in pari (rimandando il pagamento di un debito dell'acqua - ereditato - solo per avere una maggiore liquidità a inizio anno).
  • La spesa totale dell'anno passato è stata di R$ 106.678,76 (in questi giorni il cambio è risalito intorno ai 2,30 Euro dando un valore di circa € 46.382, ma in realtà il cambio dei mesi scorsi ci ha penalizzato). Più del 99% è venuto dall'estero (Agata Smeralda e denaro raccolto da me e dalle Volontarie della Carità italiane). In realtà la percentuale va un po' diminuita perché non sono state contabilizzate le donazioni in alimenti ricevute da istituzioni e progetti di qui. La tesoriera ci sta provando, ma comunque non è che si scenda poi più di tanto.
  • La buona amministrazione e la qualità del lavoro dell'anno passato ci hanno fatto entrare (per ora parzialmente) nel FUNDEB, un fondo statale di sostegno all'educazione. Quest'anno stiamo ricevendo R$ 75.985,49 che, sommati ai soldi che realisticamente pensiamo di poter "raccattare", ci hanno consentito di mettere in preventivo un costo per quest'anno intorno ai 180.000 Reais (per le spese correnti).
  • Questo ci consente di completare l'organico dell'asilo (15 dipendenti tutti a tempo pieno per 95 bambini), di pagare a tutti almeno un salario legale e i contributi (pratiche non così scontate nelle scuole comunitarie).
  • Se riusciamo a sensibilizzare anche realtà imprenditoriali di qui perché ci sostengano (è la scommessa dei prossimi anni) in un paio d'anni possiamo riuscire a stabilizzare il rapporto di lavoro con tutti. È una mia grande aspirazione.
  • Dal prossimo anno il progetto di accompagnamento extrascolare (sto iniziano a usare questo nuovo nome) probabilmente cambierà volto: si fonderà con l'asilo e avrà come priorità l'accompagnare i bambini che escono dall'asilo, senza comunque chiudersi ad altri inserimenti. A prendere bambini di famiglie svantaggiate, offrire loro quattro anni di ottima formazione e poi abbandonarli a se stessi, sembra di dir loro: "Ora torna nella strada dalla quale sei venuto e arrangiati!". Stringe il cuore: il mio di sicuro, ma anche quello di chi li ha accompagnati.
  • Se tutto va bene nel corso dell'anno apriremo un sito web dell'asilo dove poter accompagnare le attività in tempo quasi reale, visualizzare i rendiconti periodici e, perché no, fare donazioni dirette. Mi sono già messo a studiare le soluzioni possibili (naturalmente "open source", ci mancherebbe). Nota per "iniziati": Joomla! è una piattaforma che promette bene - mi sono già installato un server LAMP sul portatile per testarla - ma accetto volentieri consigli da chi è più competente di me.
Ringrazio tutti per la pazienza e mi scuso per le eventuali preoccupazioni causate dal lungo silenzio (anche nei messaggi personali, che ora devo recuperare).

Vi lascio con un paio di immagini allegre della festina di carnevale dell'asilo, che forse aiuta a capire il perché di tanta passione da parte mia. Un affettuoso abbraccio. Buona Quaresima. Qui l'anno pastorale comincia ora.





Fate i bravi. Luca

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mercoledì 17 novembre 2010

Padroeira e presidenta

Salve
alla fine mi faccio vivo. Non so perché quando rientro dall'Italia mi ci vuole un po' per mettere mano alla tastiera. Forse si tratta di un percorso psicologico o forse di banale pigrizia. Chi lo sa? Magari di una combinazione dei due.


Vorrei prima di tutto ringraziare le persone che hanno avuto piacere di incontrarmi: ogni incontro è stato prezioso (e parecchi mi hanno fatto ingrassare). Ringrazio poi chi mi ha affidato risparmi e frutti di iniziative confidando che qui possano essere messe bene a frutto. Stanno maturando buone notizie. A fine anno scolastico (qui in dicembre) passerò un consuntivo delle attività e della situazione generale dell'asilo. Vorrei anche scusarmi con chi ho trascurato e/o non sono riuscito a vedere con la calma desiderata. Lo so, lo dico tutti gli anni, ma è la realtà.


Appena rientrato sono stato risucchiato dalla Festa della Padroeira. Ecco il nostro manifesto quando era ancora in stato di bozza (con errori di ortografia e contenuto poi corretti)


Ho scoperto arrivando che le donne della mia parrocchia erano tutte entusiaste di riconoscersi nello sfondo, insieme ad altre donne che hanno condiviso momenti importanti con noi (Ir. Irani, Ir. Violeta, Laura, Edvânia, mia mamma - che è qui fino ai primi di dicembre - e non ricordo chi altra). Meno male perché ci ho lavorato 3 o 4 giorni su quel cavolo di sfondo (soprassalto di pudicizia).

Vi metto qui un video con alcune foto della festa accompagnato dalle litanie twist eseguite live dal nostro coro. All'inizio hanno suscitato la mia ilarità, poi mi ci sono affezionato (mi è successo lo stesso con diverse altre cose in questi anni). Le foto sono banali, la musica invece va sentita.




Dal 31 ottobre scorso qui abbiamo una Presidenta: Dilma Roussef. Sembrava dovesse vincere il 15 al primo turno, ma l'insperato eccellente risultato di Marina Silva del Partito Verde (intorno al 20%) le ha in qualche modo sottratto i voti necessari per arrivare alla metà più uno dei voti validi. Ha poi vinto col 56,05% dei voti. Entrerà in servizio il primo gennaio, ma Lula se la porta già a giro al G20 per farla conoscere. Si è capito che sarebbe stata la candidata qualche mese fa quando si è fatta la plastica al viso (e forse anche da qualche altra parte).

Mi preme chiarire però che è tutt'altro che un'ochetta: era la ministra più importante del governo e ha dato un contributo determinante alla crescita economica del paese.


In realtà però il suo unico capitale politico consiste proprio nell'appoggio del Presidente Lula che sta concludendo il mandato con indici di approvazione stellari: secondo l'indagine di Datafolha il 26 ottobre scorso l'83% dei brasiliani consideravano il suo operato ottimo o buono, il 13% normale e il 3% cattivo o pessimo (manca un 1%, ma penso dipenda dagli arrotondamenti dei decimali).

In diversi quindi pensano che sarà un fantoccio di Lula, che dopo due mandati non può immediatamente ricandidarsi. Può anche darsi. L'essenziale è che le eccellenti politiche sociali (relativamente alla situazione ereditata) portate avanti da quest'ultimo possano continuare, e magari valorizzare un po' di più salute e istruzione.

In generale noto che questa vittoria ha giovato all'autostima delle donne (come successe a suo tempo con quella di Obama per i negri). Mi ha colpito sapere che all'epoca della dittatura è stata torturata in carcere per 22 giorni con il tristemente solito armamentario (percosse, Pau de Arara, elettrochoc).


Tra meno di una settimana arriva il collega! Paolo Sbolci (che immagino lasci un discreto vuoto a Montelupo) mi sarà recapitato a domicilio da Sergio Merlini lunedì notte (22). Quasi a domicilio: devo ritirare ambedue all'aeroporto, ma non mi lamento di certo.

Sono parecchio contento, conoscendo da tempo il valore della persona. Naturalmente i primi tempi saranno di ambientamento, in tutti i sensi.

Da parte mia mi sono appena "raffermato" rinnovando la convenzione per altri tre anni.

Un abbraccio.

Fate i bravi. Luca

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domenica 22 agosto 2010

Lorenzo e Sofia

Salve,

Da una decina di giorni sono venuti a trovarmi Lorenzo, figlio di amici, e Sofia, la sua ragazza.


Quest'ultima ha iniziato proprio male la permanenza qui: la prima notte ha avuto un attacco di vomito e diarrea (cause rimaste sconosciute) che l'ha disidratata. A mezzogiorno, dopo averne provate diverse, mi sono deciso a portarla al pronto soccorso dove è rimasta quasi 5 ore, ma dal quale è uscita quasi come nuova dopo una flebo di liquidi e un po' di medicine. Io sono andato dentro per le traduzioni, Lorenzo invece è dovuto rimanere ad aspettare fuori tutto il tempo. "Coitadinho", diciamo da queste parti.

Mi sembra interessante per una volta cedere la tastiera a loro per recuperare il gusto e forse lo stupore del primo impatto con questa terra che, per comprensibili ragioni, riesco a trasmettere sempre meno. Eccoli.


Ci sono tante cose di qui che per noi sono totalmente nuove, sono belle e laceranti al contempo... Siamo totalmente affascinati da questo popolo, dal mondo colorato e pieno di musica che sono riusciti a costruire nonostante la miseria in cui vivono, e a volte siamo anche schifati da questa miseria, dal puzzo e dal fango che sono ovunque!
Sono un popolo affettuoso, accogliente; la scorsa settimana dopo la Messa ci hanno cantato un canto di benedizione, imponendoci le mani! Ci siamo commossi... Abbiamo fatto esperienza di cosa significhi essere Chiesa: molto probabilmente noi non saremmo stati così calorosi nei confronti di uno straniero.

Abbiamo visitato alcuni parrocchiani: ogni volta che entriamo in una delle loro case ci viene offerto qualcosa da bere o da mangiare che è bene accettare per rendere onore all'accoglienza. Lunedì scorso siamo andati a trovare una signora malata: una famiglia di 4 donne vive in due stanze di pochi metri, tutto è cemento, non ci sono finestre e ci piove dentro; nonostante questo ci hanno offerto il caffè, i biscotti, lo yogurt alla fragola... Sono persone solari, affettuose, volenterose.

Molti di loro vivono in tuguri di 10 mq, abitazioni che un tempo erano palafitte (alagados) e che con gli anni hanno trasformato in "case" di cemento (sotto l'asfalto e la terra rossa delle strade si trova lo strato originario; di rifiuti e il mare). Sono un popolo che vive ancora una sudditanza psicologica verso il mondo dei bianchi (oltre a noi i "brancos" in questo quartiere di periferia sono pochissimi, si contano sulle dita di una mano), un popolo che non ha gli spazi adatti nelle scuole municipali (in 3 aule riescono a farci entrare 224 bambini in 2 turni giornalieri), che non conta niente per nessuno e che nonostante tutto questo non si perde una puntata di "Passioni", la telenovela più popolare il cui protagonista è italiano e vive nei quartieri ricchi di San Paolo.
Stiamo conoscendo persone eccezionali, che stanno impegnando tutta la loro vita per sostenere il proprio popolo: venerdì abbiamo incontrato Irmã Violeta, una donna che, dopo un matrimonio fallito, ha scelto di consacrare la sua vita pur continuando a fare la mamma di un ragazzo di 22 anni. Ha fondato un ordine che ha fuso insieme la spiritualità francescana e passionista, e per ora é l'unica sorella ad appartenervi. Nella sua casa spoglia e semplice, ogni angolo rimanda a un luogo della Bibbia: vi ospita chiunque abbia bisogno di una doccia e un pasto caldo. Violeta ha gli occhi buoni...

Oggi abbiamo conosciuto Edvania, la responsabile di una casa che ospita da 2 anni "persone che vivono in una condizione di strada" (attenzione alla definizione, non "senza casa" o "barboni"!). Ha iniziato insieme ad altri piú o meno 10 anni fa dalla strada, aprendo ai "Moradores de rua" una chiesa inutilizzata (Trindade, dove ancora non siamo stati), adibita all'inizio come dormitorio e poi pian piano diventata una vera e propria comunità.
La parola che domina le nostre riflessioni è CONTRASTO: ci sono persone splendide e trafficanti di droga che uccidono per 8 Reais (circa 3 Euro), grattacieli nei quartieri ricchi e tuguri di fango e cemento nelle periferie, gente che ci abbraccia con calore e altre che sono pronte a rapinarci appena sentono parlare italiano. Ci sono gli stivali decisamente kitsch di camoscio (nonostante qui la temperatura invernale non scenda mai sotto i 15 gradi) e le infradito di plastica; c'è il sole battente e l'acquazzone che allaga tutto (e fa risalire il mare sottostante le zone ex-alagados). C'è tanta miseria, ma anche un'estrema dignità nei volti della gente.
E poi ci sono i bambini... qui a Bahia sono i più belli del mondo, dicono...
Davvero abbiamo la sensazione di essere dall'altra parte del mondo... E che tristezza sentirsi un po' più a casa dentro ad un centro commerciale!

Sofia e Lorenzo

PS. Un po' di curiosità:
  • non si può buttare la carta igienica usata nel WC perché il sistema fognario è ancora quello dell'imperialismo coloniale e rischi di inondare la via di cacca....
  • le arance qui hanno la buccia verde
  • siamo in periodo di campagna elettorale: la pubblicità viene direttamente dipinta sui muri delle case e delle strade e ci sono delle macchine con la musica a tutto volume che passano per pubblicizzare i candidati, quindi sono dotati di bandiere varie e la musica che diffondono (di solito samba, axè o simili) inneggia i candidati (il "meno mane che Silvio c'è" brasiliano)
  • quando scendi da una macchina non puoi sbattere la portiera, è segno di maleducazione, la devi accompagnare
  • mangiano vagonate di riso e fagioli, a volte carne alla brace e friggono tutto nell'olio di palma.


Grazie a Lorenzo e Sofia. Tra una decina di giorni arrivo. Nel frattempo...

Fate i bravi.

Luca

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martedì 27 luglio 2010

Saudade, Soave e i fiorentini

Salve.

Prima di tutto vorrei rassicurare quanti si sono preoccupati leggendo il post precedente. Sto bene e la dengue che ho preso era una forma piuttosto leggera: niente dolori, e anche l'eruzione cutanea tipica dopo la febbre è stata leggera e solo di un giorno. Insomma solo febbre alta e la disappetenza conseguente. Ci si può stare. Qui l'hanno presa tutti almeno un paio di volte e in forme più forti, mi dicono.

Bene dopo le (buone) notizie personali passiamo alla vita di qui.

Domenica incontro da standing ovation con Soave. L'ho conosciuta a Verona, dove seguiva la sezione latinoamericana del corso di preparazione alla missione. È in Brasile da una ventina d'anni e testardamente continua a credere nel lavoro con le comunità di base e con i gruppi sociali, sviluppando un'interessantissima lettura femminile della Bibbia nella quale le donne - schiacciante maggioranza nelle Chiese di quasi ogni latitudine - si ritrovano con stupito piacere. Ma anche parecchi uomini, almeno quelli che non si sentono minacciati nelle loro posizioni di potere nella Ditta o che vivono particolari frustrazioni nei rapporti con l'altro genere (a volte le due cose si sommano e son dolori...).

Lei vive nel sud (Santa Catarina) ma è sempre a giro richiesta da gruppi ecumenici, ecclesiali e sociali (molto più raramente diocesi) per momenti di riflessione e studio biblico. Approfittando di un suo passaggio nella Bahia le ho chiesto un incontro in parrocchia.


La partecipazione è stata alta, più di 50 persone, benché nessuno qui la conoscesse. Immagino si siano fidati di me. La conduzione è stata originale: ha iniziato chiedendo i presenti se ci fosse un brano biblico sul quale avevano dubbi o domande. Imbarazzo generalizzato dal quale siamo usciti solo quando Lícia "cara de pau" (lett. faccia di legno, in italiano di bronzo) ha fatto una domanda, in se abbastanza limitata, sulla genealogia matteana di Gesù (Mt. 1,1-17). E qui la mia amica ha trovato il varco e si è scatenata con una presentazione estremamente attuale delle 5 donne presenti nel brano nelle quali la mia gente si è sentita rappresentata e valorizzata. Ogni tanto qualcuna mi ferma per dirmi quanto le è piaciuto. Spero che ci sarà occasione per ripetere l'esperienza.


Come spesso succede in luglio e agosto appaiono qui i fiorentini.

Abbiamo da queste parti Mauro Barsi, accompagnato da Pe. Wiesceck (si scrive cosi?), impegnato nella sua visita annuale ai progetti sostenuti da Agata Smeralda. Ne abbiamo approfittato per fare il punto della situazione su un'idea, da lui fortemente sostenuta e concretamente incoraggiata, di costruire qui nel quartiere un percorso di accompagnamento per giovani del quartiere dai 2 ai 18 anni.

Il primo tassello già esiste e, graças a Deus, sembra aver trovato la strada per risollevarsi. Si tratta dell'asilo "di Tia Mira" sul quale mi dilungherò più in basso. Il secondo sta muovendo i primi passi quest'anno: un doposcuola per i ragazzi della scuola dell'obbligo che faccia viver loro un ambiente con logiche diverse da quelle della strada. Il terzo è ancora nel mondo delle aspirazioni: si tratta di una proposta per i ragazzi in età delle superiori (studenti o lavoratori) che offra occasioni di confronto e crescita, oltre a corsi concretamente utili per il loro futuro lavorativo.

La mia politica è quella di procedere per piccoli passi e di evitare ogni personalismo (a cominciare dal mio, cosa non sempre facile) per cercare di costruire un qualcosa che abbia la speranza di reggersi e camminare con le sue gambe. Speriamo.


Altra presenza appena arrivata è il mio venerato predecessore, il protomissionario fiorentino Pe. Renzo Rossi. Ha in programma di visitare tutti i suoi amici ex prigionieri politici sparsi per il Brasile, compreso il più illustre che lavora fino alla fine di quest'anno nel Palácio do Planalto. Ma mi ha detto che verrà anche una sera a celebrare nella mia parrocchia. Grazie Renzo.

Mi ha consegnato una busta con un'offerta tutta sampierina per la maggior parte proveniente dal pranzo organizzato presso Ebe l'11 aprile scorso e del quale ho dato conto in questo post, con un'affettuosa integrazione di Gloria in occasione della Prima Comunione di Samuele. Naturalmente ringrazio. Ho già trasferito la somma nella disponibilità dell'asilo.


L'asilo sta andando bene, al punto che per il prossimo anno riceveremo una parziale indennità dallo Stato, segno che la documentazione è a posto (cosa non scontata) e che le visite di controllo hanno dato esito positivo. Se tutto continua così quest'anno riusciremo a chiudere in pari pagando tutti i debiti e il prossimo anno dovremmo mettere in regola tutti i dipendenti (una rarità nel mondo degli asili) e mettere in sicurezza il primo piano dell'edificio che attualmente, oltre a essere chiuso perché pericoloso, causa continue pesanti infiltrazioni d'acqua che stanno minando la statica dell'edificio.


In questi giorni sono meno produttivo del solito: l'aspettativa delle vacanze in Italia (dal 1º settembre al 5 ottobre) e la conseguente saudade mi distrae abbastanza. Penso sia normale.


Piada
Una coppia di baiani conversa a letto. A un certo punto la moglie si gira dicendo di voler dormire. E lui, lentamente e con voce sensuale: - Davvero mia morenina? Proprio ora che ti volevo dare un po' di fastidio...
La baianina si rianima: - E allora datti da fare, forza...
- Posso? - Puoi.
- Sicura? - Ti ho detto di sí!
- Allora guarda, vai in cucina a prendermi una birra e due antipastini...

Fate i bravi. Luca

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domenica 27 giugno 2010

Dengue e il CD di Mariene

Salve,
Venerdì ho avuto un altro battesimo baiano, un po' meno piacevole del Samba, della Capoeira, ecc. ma tant'è.

Dopo un febbrone da 39,6, al pronto soccorso (qui non esiste medico di base) dopo 7 ore di attesa durante le quali ho ricevuto un'endovena di novalgina, 2 sacche da 1/2 litro di soluzione fisiologica e un esame del sangue - cose che qui sembrano la procedura standard in caso di febbre alta - il medico ha diagnosticato la dengue, malattia che sta diventando endemica e che ha avuto il suo momento di gloria sui giornali italiani a inizio 2008 quando colpì con forza Rio de Janeiro. Noi possiamo stare tranquilli: anche se la situazione non è molto differente il nostro appeal mediatico è alquanto inferiore e quindi ben difficilmente usciremo sui giornali italiani. Tudo bem.

Esperienza interessante quella del pronto soccorso locale: ancora mi mancava. Tutto sommato, al di là di essere ingolfato, non funzionava male e il personale sembrava competente e disponibile.

Mi dicono che esistono vari tipi di dengue, ciascuno con le sue caratteristiche. In comune il fatto di essere un virus trasmesso da un particolare tipo di zanzara sfortunatamente piuttosto diffusa, almeno da queste parti. Come la zanzara tigre punge (anche?) di giorno.



Non esiste cura specifica: solo molti liquidi, alimentazione, botte di novalgina per tenere bassa la temperatura e riposo, cose che mi sforzo di fare.

Fortunatamente oggi avevo invitato a celebrare Pe. José Leal, parroco emerito, e così per la prima volta in oltre 20 anni sto passando una domenica senza partecipare a una Messa, nemmeno come "falso laico" come a volte mi piace fare per provare in prima persona le frustrazioni del popolo di Dio e illudermi così di migliorare.


Come promesso ecco la recensione de "Santo de Casa" della splendida Mariene de Castro. L'avevo preparata la settimana scorsa aspettando l'occasione di unirla a qualche altra notizia, e mi sembra ottima per risollevare il post.

La prima volta che l'ho sentita era ragazzina e accompagnava un'esibizione di ragazzi di un progetto sociale - "Sementes de Amanhã", mi pare - in giro per l'italia. C'era lo zampino di un giovane gesuita proveniente dall'Azione Cattolica di Firenze. Si esibivano nella piazza di Barberino, questa ragazzina tra una canzone e un'altra allattava il bambino, mi sembra di ricordare. I ragazzi erano ospitati dalle famiglie del paese e il mio amico Andrea mi ha detto di averla ospitata per quella sera. Questa ragazzina aveva una voce strepitosa. In piazza vendevano un CD autoprodotto e me ne accaparrai una copia che conservo gelosamente. Ho così scoperto che si chiamava Mariene de Castro, ma poi la cosa è morta lì.

Finché in uno dei miei viaggi nella Bahia ho scoperto un CD col suo nome e naturalmente l'ho comprato. Era "Abre caminho". Ho cominciato a informarmi e ho scoperto che questa ragazzina si era ormai fatta le ossa e si stava imponendo come interprete di Samba de Roda, il samba più tradizionale (ci sono anche il pagode, il samba de enredo, il samba de partido alto, il samba-canção e parecchi altri subgeneri. Un giorno che mi prende male vi propino una storia del samba che, con i suoi risvolti musicali, antropologici e politici, è meno banale di quello che sembra).

In questi tre anni l'ho vista progressivamente imporsi raccogliendo - con la sua benedizione - l'eredita di Beth Carvalho, che peraltro ama lanciare nuovi artisti (Nelson Cavaquinho, Cartola, Fundo do Quintal, Jorge Aragão, Zeca Pagodinho tra gli altri) tanto da essere definita la "Madrinha do Samba".
Ma veniamo finalmente al CD. Si tratta di una registrazione dal vivo, che almeno in qualche misura, si sforza di mantenere il clima di happening tipico degli spettacoli del genere. Certo lo spettacolo dal vivo nel Pelourinho al quale sono andato un paio di anni fa era un'altra cosa, non fosse altro che per il pubblico che non ha smesso un attimo di sambare. Ma questo in un CD non ci si può mettere.



Un terzo circa dei brani era già presente nel CD precedente, ma poco male. L'album ha tutti gli ingredienti del buon samba de roda: allegria, gioiosità, un fondo di amarezza, una spiritualità afrobaiana: la signora ama presentarsi in bianco e oro, i colori dei "Filhos de Oxum" e non fa mistero della sua devozione per il proprio orixá. Mi permetto di consigliarlo.
In particolare tra i brani ho apprezzato l'orgoglioso Falsa Baiana, il sempreverde Ilha da Maré, il giocoso Cirandas, l'animato Chico e Chica.


I giovani qui, come ovunque nel mondo, sono i più vulnerabili al marketing e si orientano verso generi più commerciali, in primis il pop anglosassone. Da questo punto di vista il tanto deprecato carnevale di Salvador (tra l'altro per la sua pesante contaminazione con le logiche commerciali) rappresenta un buon argine al definitivo sfondamento anglofono.

Vedo però che poi, crescendo, recuperano le proprie tradizioni, magari contaminandole col nuovo, come è giusto.

Bene è ora di smettere. Oggi niente piada, è già abbastanza umoristica la mia condizione di "dengoso" (gioco di parole in portoghese tra malato di dengue e vanitoso, affettato al punto di apparire effeminato).

Fate i bravi.
Luca

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